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LA COMUNITA’ DON MILANI
La Comunità Don L. Milani nasce nel 1978, fondata da un gruppo di volontari, con un proprio statuto e regolamento ufficializzato nel 1989; tale struttura si occupa di minori e giovani in condizioni di disagio e devianza in particolare riferite alle situazioni contenute nel DPR 448/88.
FINALITA’
Le finalità che la Comunità Don Milani si propone, possono essere condensate in un unico concetto: consentire un recupero individuale e sociale di soggetti che sono portatori di un disagio esistenziale. Infatti la premessa di fondo in questo lavoro è che chi è stato in carcere o vive da anni sulla strada non è necessariamente da vedere come un delinquente ma è senz’altro portatore di un disagio su cui è possibile intervenire non con la presunzione di cambiare la persona ma con l’obiettivo di permetterle di vivere meglio la sua realtà individuale e sociale.
Logica conseguenza di questa premessa è che la persona viene messa al centro di qualsiasi discorso educativo o riabilitativo. Partendo dalla sua sofferenza, dal suo dramma interiore condividendolo e alleviandolo si cerca di portarla a prendere coscienza dei propri errori e delle ripercussioni che questi hanno avuto ed hanno sugli altri in modo che le sue esperienze negative possono trasformarsi in situazioni costruttive. Per far ciò è fondamentale favorire ogni tipo di “confronto” e di “dialogo” con e fra gli utenti e con le strutture di riferimento. Importanti non sono solo il lavoro e la relazione sociale ma anche il recupero di valori umani e spirituali quali la tolleranza, il perdono, il rispetto di se stessi e degli altri.
A CHI SI RIVOLGE LA COMUNITÀ
I destinatari dell’intervento sono prevalentemente giovani minorenni con un’età compresa tra i 12 e i 18 anni, che può arrivare per alcuni casi anche fino ai 21 anni in accordo con il Ministero di Grazia e Giustizia.
I minori ospiti della comunità riguardano le aree:
Amministrativa: ossia minori vittime o cause di disagio sociale. Si tratta di giovani che vivono condizioni di disagio all’interno del nucleo famigliare d’origine e che per decreto del Tribunale dei Minorenni vengono cautelativamente allontanati dal nucleo famigliare per un determinato periodo di tempo, generalmente fino al raggiungimento della maggiore età o fino al ventunesimo anno di età se non è stato raggiunto un effettivo grado di autonomia personale.
Penale: per quei minori sottoposti ai seguenti tipi di provvedimento penale:
custodia cautelare del collocamento in comunità: per i minori arrestati per flagranza di reato. A tale proposito va precisato che la Comunità Don Milani di Sorisole è l’unica a livello regionale a mantenere una convenzione con il Ministero di Grazia e Giustizia per due posti attivi in qualsiasi momento e l’unica in grado di offrire un servizio di pronto intervento per le misure di custodia cautelare fuori convenzione.
messa alla prova: per i minori per i quali il processo penale è stato sospeso con l’alternativa di un periodo di messa alla prova e di supporto orientativo-
riformatorio giudiziario: per i minori passati in giudicato e per i quali è stata accertata la pericolosità sociale.
LA FILOSOFIA DI LAVORO
Il lavoro svolto dall’Associazione si concentra prevalentemente sull’attenzione ai minori preadolescenti e adolescenti più svantaggiati. Attraverso le proprie unità d’offerta, l’associazione intende offrire:
ai giovani del territorio bergamasco un sostegno per il conseguimento dell’autonomia e, se possibile, per il reinserimento nel contesto famigliare;
ai giovani di altri territori inviati dall’autorità giudiziaria, un reinserimento nel contesto di provenienza attraverso contatti con i servizi competenti.Il lavoro svolto è dunque prevalentemente educativo, centrato sulla presenza di figure adulte in grado di accompagnare i ragazzi a sperimentare:
La rimessa in moto del processo evolutivo della persona bloccato dalle esperienze di vita, di devianza e delinquenza.
La relazione positiva tra persone, la capacità di dare e ottenere fiducia.
Il sapersi dare degli obiettivi (es: la scuola, il lavoro) e saperli conseguire.
Il saper organizzare il tempo libero.
L’assumersi delle responsabilità anche in riferimento agli impegni presi.
Lo sviluppo di un senso della legalità, una coscienza morale che non indulga nel “farla franca” tipico della mentalità giovanile e deviante.
Il saper riconoscere i propri errori e da lì partire per attuare dei cambiamenti in senso positivo
l’autonomia affettiva e materiale, quest’ultima da intendersi anche in termini economici e alloggiativi.
Questi obiettivi educativi, vengono realizzati con gli educatori della comunità. Si tratta di un percorso quotidiano che passa attraverso la condivisione della vita di tutti i giorni, dei momenti sereni e di quelli più duri, dell’attività e del tempo libero, della relazione e della solitudine, del successo e dell’errore. L’adulto, individuato nella figura dell’educatore, diviene modello educativo su cui provare e rivedere e ridefinire scelte di vita non sempre ben riuscite. La gestione della vita comunitaria, la relazione educativa, i laboratori del tempo libero, il lavoro e/o il recupero della scolarità obbligatoria, le visite domiciliari, i rapporti con i servizi sociali competenti, la sensibilizzazione del territorio, sono tutte attività attraverso le quali si costruisce e si realizza il progetto educativo che dovrebbe portare il giovane all’autonomia e al reinserimento familiare e sociale.
